Regno Unito: una destinazione comune per gli europei e quattro consigli prima di trasferirci

Il cliché dell’emigrante arrivato di recente all’estero in cerca di lavoro, un’immagine ripetuta nella nostra produzione cinematografica e tristemente ripresa dalla crisi economica, potrebbe essere riassunta come segue: un uomo o una donna sulla quarantina raccoglie la sua grande valigia sul nastro trasportatore di un aeroporto, i cartelli contengono parole che non possono capire, è nuvoloso e piove e un tassista chiede in una lingua sconosciuta…

Sebbene questo profilo non corrisponda completamente agli attuali emigranti, lo scenario potrebbe essere lo stesso: un terminal di qualsiasi città dell’Inghilterra, una delle destinazioni più comuni.

Quindi se pianifichi di trasferirti presto nelle isole britanniche, sia per gli studi che per il lavoro, ci sono una serie di consigli che dovresti sapere. I primi sono relativi alla preparazione del soggiorno. Questo è il caso della conoscenza della lingua inglese che, in generale, dovremmo avere controllato, ma se non lo è, non sarebbe male frequentare un corso di lingua intensivo, per continuare dopo il nostro arrivo, che ci permetterebbe di garantire quello della media inglese provare rimorso di coscienza.

In secondo luogo, gran parte dei mal di testa del futuro emigrante arriva con il tempo di chiudere la valigia. La climatologia del Regno Unito non gode della migliore fama e le compagnie aeree non contemplano il bagaglio illimitato. Per risolvere questo problema si può pensare di ricevere vestiti, libri, documenti o oggetti personali dalla Italia, con i servizi di una società di trasporto. In questo senso, una soluzione interessante è visitare il sito web di Packlink per contrattare le spedizioni nel Regno Unito. Si tratta di un comparatore che confronta le condizioni di più di dieci diversi vettori, al fine di trovare il prodotto che meglio si adatta alle esigenze del cliente.

D’altra parte, ovviamente, non possiamo dimenticare le lunghe, numerose ed esasperanti procedure burocratiche. La cosa migliore è essere proattivi e risolvere in Italia tutte le procedure possibili, come ad esempio: pensare alla tessera sanitaria europea, all’applicazione del certificato di fondo criminale, all’omologazione delle nostre lauree, alla creazione di un nuovo CV inglese, o anche al rinnovo di documenti di prima necessità come il passaporto o il carnet di guida. Inoltre, una volta nella nostra destinazione, dovremo ottenere una carta SIM in un’azienda locale e elaborare il National Insurance Number (NIN).

Quarto e ultimo, e soprattutto nel caso in cui non abbiamo contatti nella nostra città britannica, i social network sembrano un buon veicolo per la socializzazione. E, chissà, forse faciliteranno la ricerca di alloggi, il cui prezzo è di solito alle stelle o la raccomandazione di un rifugio temporaneo.

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